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Google multata per 60 milioni di dollari


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16/08

L’organismo di vigilanza australiano, l’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC), ha multato Google per 60 milioni di dollari per aver messo in atto pratiche di raccolta dei dati non sufficientemente trasparenti.

Il caso è in corso da ottobre 2019, quando l’ACCC sostenne che Google non fosse abbastanza chiaro sulle sue pratiche di raccolta dei dati: l’accusa era quella che il colosso americano fosse in grado di accedere e archiviare i dati sulla posizione anche quando la cronologia delle posizioni era disattivata. 

Nel 2018 Google ha modificato diversi parametri che hanno costituito la base del reclamo, ma la multa opera retroattivamente. 

Nell’aprile 2021, un tribunale si è pronunciato contro Google, affermando che aveva parzialmente ingannato i suoi clienti e oggi, dopo un lungo dibattito, Google e ACCC hanno concordato l’entità della multa. 

Non si tratta dell’unico caso in cui l’ACCC ha fatto pagare multe così salate: ricordiamo quando ha multato Samsung per 14 milioni di dollari per affermazioni inesatte sull’impermeabilità dei suoi dispositivi Galaxy, quando ha citato in giudizio Uber per tariffe ingannevoli e Meta per annunci crittografici fraudolenti su Facebook. 

 

Cosa ne pensate? Multe di questo tipo secondo voi riescono a dissuadere le multinazionali dal mettere in atto un trattamento dei dati non conforme alle normative? Fatecelo sapere nei commenti!

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