Il Parlamento modificherà la disciplina dell'ergastolo ostativo?

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16/05
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Con l’ordinanza n. 97/21, depositata l’11 maggio, la Corte Costituzionale ha stabilito che spetta al Parlamento modificare la disciplina relativa al c.d. “ergastolo ostativo”.

La Consulta ha infatti precisato che un intervento da parte sua «potrebbe produrre effetti disarmonici sul complessivo equilibrio di tale disciplina, compromettendo le esigenze di prevenzione generale e di sicurezza collettiva che essa persegue per contrastare il fenomeno della criminalità mafiosa. Appartiene invece alla discrezionalità legislativa decidere quali ulteriori scelte possono accompagnare l’eliminazione della collaborazione quale unico strumento per accedere alla liberazione condizionale».

La normativa attuale prevede che i condannati all’ergastolo per reati di mafiase non collaborano utilmente con la giustizia, non possono essere ammessi al beneficio della c.d. liberazione condizionale; tutti gli altri condannati alla pena perpetua, compresi quelli per delitti connessi all’attività di associazioni mafiose, i quali abbiano collaborato utilmente con la giustizia, possono, invece, accedere a tale beneficio, dopo aver scontato 26 anni reclusione.

L’ordinanza precisa che «è proprio l’effettiva possibilità di conseguire la libertà condizionale a rendere compatibile la pena perpetua con la Costituzione; se questa possibilità fosse preclusa in via assoluta, l’ergastolo sarebbe invece in contrasto con la finalità rieducativa della pena» (art. 27, comma 3, Cost.).

La vigente disciplina “ostativa” mette in tensione questo principio, sancendo, a carico dell’ergastolano non collaborante, una presunzione assoluta (poiché non superabile da altro se non dalla collaborazione stessa, non consentendo l’accesso a nessun beneficio) di perdurante pericolosità.

L’ordinanza sottolinea inoltre che «in casi limite può trattarsi di una “scelta tragica”: tra la propria (eventuale) libertà, che può tuttavia comportare rischi per la sicurezza dei propri cari, e la rinuncia a essa, per preservarli da pericoli»

 La Corte ha concluso dando al Parlamento altri sei mesi per affrontare la materia.

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