CIVILE

Bisogna cambiare le regole alla base del voto?


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31/08

Votare è un diritto e un dovere, così dice la nostra Costituzione all’articolo 48. 

Ci si chiede, però, se non sia il caso di mettere in atto delle misure che consentano effettivamente l’esercizio di tale diritto. 

Ad oggi sono ancora troppe le persone che – non per propria scelta - non andranno a votare. 

La polemica è scoppiata a proposito dei cosiddetti “fuorisede”, ragazzi che per studiare o lavorare vivono in città diverse dalla propria. Le astensioni dovute a questo fenomeno e al divieto di votare in una città diversa da quella in cui si risiede sarebbero circa 5 milioni, un numero spaventoso solo se si considera che gli aventi diritto al voto sono circa 51 milioni e che diventa ancora più grave se ci si sofferma sul fatto che di questi 51 gli under 26 sono circa 10 milioni. 

Non verranno esclusi solo i fuorisede: il problema riguarda anche le persone transgender, che, in larga percentuale, per evitare di esser costrette a stare in una fila di persone di un sesso in cui non si identificano, non andranno a votare. 

Prevedere la possibilità di votare in città diverse da quelle in cui si è residenti o dividere gli elenchi elettorali per lettere e non per sesso biologico sarebbero solo alcune delle misure attuabili per aumentare l’affluenza alle urne e molti paesi già si muovono in questa direzione. Basti pensare che l’Italia è rimasto l’unico paese a non prevedere alcuna forma di votazione a distanza insieme a Cipro e a Malta. 

 

Secondo voi è necessario apportare dei cambiamenti? Diteci quali nei commenti!

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